estrellita ha di nuovo cambiato casa, adesso abita qui:
non sapevo neanch'io se scrivere questo post, perché potrebbe ingenerare idee sbagliate riguardo alle mie sembianze. e poi perchè è imbarazzante farsi mettere in crisi da una nana che non arriva al lustro, ma tant'è...
letteralmente significa ne facessero i rovi! ma è molto più di un'esclamazione: è un atteggiamento filosofico nei confronti della vita. apertura e gioia che scaturiscono dalla consapevolezza che le cose bisogna guadagnarsele, che niente è scontato, che bisogna imparare a godere delle piccole cose.
io non so da che parte cominciare, però una volta sono stata invitata a una festa che sembrava un po' una di quelle feste della donna in cui sembra che abbiano aperto i cancelli dell'allevamento e tutte le galline possano finalmente pagare il loro tributo alla storia della liberazione sessuale. eravamo in un ristorante brasiliano dove si era bevuto e mangiato assai, che poi io ci ho messo un week end a riprendermi dal trauma.
il reduce da trasloco si può riconoscere da alcuni comportamenti.
orbene, uno si sveglia una mattina e decide che vorrebbe una finestra supplementare sul proprio giardino. tra il dire e il fare c'è di mezzo e il e quindi che fa? prende il martello pneumatico e fa un buco nel muro. portante. di un palazzo dell'ottocento. senza dire niente a nessuno o chiedere permessi, che si sa che la burocrazia rallenta sempre tutto.
ho scoperto che gli italiani sono il popolo che passa più tempo in cucina, e che mentre nel resto del pianeta la gente ci passa poco più di due ore, noi ci stiamo in media quasi un’ora in più, anche per fare cose diverse dal cucinare. io per esempio ascolto la radio, rimpinzo il gatto e talvolta stiro. ah, tra le altre cose, è confermato che la cucina italiana è la preferita nel mondo, seguita dalla cinese e dalla francese :P
non credevo di avere così tanti oggetti, specialmente in cucina. ho riscoperto cose mai usate, ancora nell'imballo, come per esempio un set per fare il sushi con un coltellaccio da tenere a portata di mano la prossima volta che qualcuno ricorda il numero delle mie borse :)
tutto è iniziato mentre studiavo i tag di flickr e mi sono imbattuta nella foto di una caprese postata diosolosadadove e in cui, come per magia, sbucavano fette verdine di avocado tra il candore della mozzarella e il rosso del pomodoro.
stanotte ho sognato che mi portavano a fare un giro su un missile spaziale che era parcheggiato (in orizzontale) sotto casa, nella via dove di solito non trova posto neanche una smart il giorno di ferragosto.
un posto che sa di polvere, di sudore, di sacrifici. un posto che ha un odore non mio. un posto a cui sono legata ormai da quattro anni e in cui sono passate cose molto importanti. e se non è luminosissimo, però è in un quartiere allegro che sembra un paese e le voci si rincorrono nel mio dialetto. è creusa e cacca di cane, castello e siringa e da un punto del giardino vedi un angolino di mare, ma se guardi in alto vedi l'anima della città: facciate colorate, persione verdi, bucati intrecciati al sole, geranei sui davanzali di ardesia.
sono andata nell'ufficio del capo del mio capo, il metacapo. stava parlando e io dovevo aspettare. aveva le infradito e i pantaloni corti, dalla camicia spuntava un collo taurino mentre parlottava con la segretaria. a un certo punto ha estratto dal primo cassetto un tagliaunghie O_o e ha iniziato una manicure nervosa sulla scrivania. io mi sentivo un pesce fuor d'acqua, troppo frou frou in quel contesto con il mio vestitino calabria, e cercavo di mimetizzarmi con le pieghe della sedia di pelle [di interinale, forse].
ho scoperto per caso che una mia amica è omosessuale. sono rimasta a bocca aperta, come una cretina, con un poster arrotolato in mano, tra una scatola e l'altra.
forse è solo perché certi momenti si possono avere solo di rado, forse è perché la settimana è stata molto stressante e ci sono state due bruttissime notizie che hanno vanificato quelle buone. forse perché abbiamo lavorato tutto il giorno sotto il sole e a un certo punto a metà della cena abbiamo smesso di parlare per la stanchezza. ma la serata di ieri è stata davvero bellissima, sulla punta del monte in quel posto romantico e pieno di atmosfera. e l'errore del cameriere che ha scambiato le ordinazioni dei tavoli e di cui ci siamo accorti solo alla fine (perché il cibo era greco) ci ha fatto ridere di gusto.
devo portarmi l'ipod, così non sento questo silenzio carico di tensione, non sento le lamentele, le menate di tutta la stanza. non ho più voglia di sentire bread&roses qui di fianco fare le sue telefonate, la cavalcata delle valchirie oltrepassare le cuffie anni ottanta del signor entusiasmocompletamentefuoriluogo e raggiungere il mio angolo. così magari non sento neanche il telefono, ma - sarà il caldo, sarà il decreto bersani - non suona quasi più. e chi ha voglia di sentire ticchettare la matitina rossoblu e gli sproloqui moralisti della più trita delle sinistre?